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Dettagli

Nome: Guido

Cognome: Gambone

Nazionalità: Italia

Nato nel 1909 a Montella (Avellino – Italia), è deceduto a Firenze il 20 settembre 1969.
Si trasferisce giovanissimo con i genitori a Vietri e dopo gli studi ginnasiali inizia il suo rapporto con la ceramica, lavorando presso la manifattura “Avallone”, di proprietà di don Ciccio Avallone, prima come apprendista, poi come pittore e quindi capo pittore, e completando la sua formazione presso la “M.A.C.S.” (Manifattura Artistica Ceramica Salernitana) di proprietà, come la “I.C.S.” (Industria Ceramica Salernitana), presso la quale lavora alcuni anni dopo, dell’imprenditore tedesco Max Melamerson. Lavorando presso queste manifatture entra in contatto con la cosidetta “colonia dei ceramisti tedeschi” attivi a Vietri (Richard Dolker, Irene Kowaliska, ecc.) assimilandone lo stile. Attento a tutti i mutamenti artistici della sua epoca giovanissimo si avvicina alla corrente “Valori Plastici”. Nel 1930 è invitato ad esporre le sue ceramiche, realizzate alla manifattura “Avallone”, alla Triennale di Milano. Nel 1933, a causa di un grave incidente d’auto subisce l’amputazione di un arto. Intorno alla metà degli anni Trenta il suo interesse si rivolge al “Gruppo dei Nuovi Pittori Romani” costituito da Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi ed Emanuele Cavalli. Nel 1935 è direttore artistico all “I.C.S.” e nel 1936 viene trasferito, insieme a Vincenzo Procida, e a Francesco Solimene, a Firenze presso la manifattura per la produzione di ceramiche artistiche “Cantagalli” con la quale Melamerson ha stretto un accordo di collaborazione. Nello stesso anno si sposa con Concetta Pierro. Presso la “Cantagalli” realizza una produzione in stile vietrese ma fortemente influenzato dalla pittura metafisica di Massimo Campigli e dal Novecentismo di Giò Ponti. Arricchito dall’esperienza fiorentina e influenzato dalla ricerca sul colorismo plastico e sugli smalti vetrosi di di Max Laeuger, nel 1939 torna a Vietri, alla manifattura “I.C.S.” e qui entra in contatto con il ceramista sardo Melchiorre Melis restandone influenzato. Negli anni Quaranta apre una piccola manifattura in proprio ma la guerra ne interrompe bruscamente l’operato. Nell’immediato secondo dopoguerra Guido Gambone, insieme al fratello Remigio e all’amico Andrea D’Arienzo, fonda una manifattura ceramica con ragione sociale “Faenzarella” e, tralasciando la ceramica artistica, inizia a produrre manufatti semplici, privi o quasi di decoro e destinati a rimpiazzare le indispensabili stoviglie andate perse durante la guerra. Con la “Faenzarella”collabora in quegli anni anche Vincenzo Procida. Contemporaneamente, per sopravvivere, lavora a Marina di Vietri presso le ex fabbriche di Melamerson rilevate da Negri e presso la “CAS” E’ nota in questi anni anche una sua collaborazione con la manifattura salernitana “Tre Felci”. Lentamente la “Faenzarella” torna a produrre ceramica artistica ottenendo un lento ma crescente successo e negli anni 1947 e 1948 alcuni manufatti realizzati da Gambone con il marchio della “Faenzarella”(un asinello) partecipano, vincendolo, al premio Faenza. Nel 1950 Gambone si trasferisce definitivamente a Firenze e, insieme all’amico Andrea D’Arienzo e dopo un periodo trascorso alla “Cantagalli” dove mette in produzione alcuni lavori ispirati alla produzione pontiana, fonda la manifattura la “Tirrena”, con cui collaborano anche Vincenzo Procida, Luli Moriondo e il figlio di Guido, Bruno Gambone. La manifattura rimane attiva fino al 1967.

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